venerdì 27 settembre 2013
BUSHIDO DOJO KI AIKIDO
Etichette:ki-aikido, Ueshiba, Tohei, Yoshigasaki,
aikido ki-aikido arti marziali Ueshiba Morihei Giappone scuole aikido coordinazione mente/corpo
giovedì 19 settembre 2013
sabato 7 settembre 2013
PROGETTO GIOVANI
Progetto
“ki aikido giovani”
L’aikidō e il ki aikidō
L’aikidō, “via dell’armonia con il ki”, è
un’arte marziale giapponese fondata e codificata dal maestro Morihei
Ueshiba (1883 - 1969) il quale, a partire dagli anni Trenta del secolo
scorso, diede una nuova forma a quanto aveva appreso in passato, integrando l’esperienza
marziale con quella filosofico-religiosa.
Morihei Ueshiba riuscì a
trasformare le antiche e letali tecniche di combattimento, sia a mani nude sia
con la spada, in tecniche della pace e della non violenza.
Il ki aikidō o meglio, Shin Shin Toitsu Aikidō,
cioè “aikidō con mente e corpo
unificati”, è un’evoluzione dell’aikidō
di Ueshiba elaborata da uno tra i suoi allievi più brillanti: il maestro Kōichi
Tōhei, scomparso nel maggio del 2011.
Il
maestro Tōhei, fedele allo spirito non violento dell’aikidō del fondatore, introdusse nella pratica i cosiddetti
“principi del ki” (ecco perché la
definizione di "ki aikidō").
Il concetto del ki,
che manca di un esatto corrispettivo nella cultura occidentale, racchiude in sé
un insieme articolato di concetti, tra i quali, l’idea di energia universale. L’originale
contributo apportato da Tōhei rese la pratica più immediata e la
liberò dai contenuti religiosi che avevano caratterizzato l’ultimo aikidō di Ueshiba.
Il ki aikidō presenta
elementi che lo differenziano molto dalle arti marziali tradizionali e che, per
certi aspetti, lo rendono affine ad arti e discipline che, anche attraverso le
pratiche meditative, sviluppano più profondamente il rapporto tra il corpo e la
mente e la ricerca di un equilibrio interiore, come lo yoga , il tai chi e altre
ancora.
Il ki aikidō, attraverso la ricerca dell’armonia, si
propone di superare i concetti tradizionali di difesa e di attacco, di vittoria
e di sconfitta che sono alla base di tutte le altre arti marziali e spesso, anche
di molti rapporti personali. Per queste ragioni l’aikidō è considerato la via dell’armonia e dell’unificazione con il
ki, con la forza vitale, con
l’energia universale.
Nell’allenamento
che mira alla consapevolezza del ki,
i praticanti troveranno un valido aiuto per affrontare in modo equilibrato tutte
le situazioni del quotidiano che destabilizzano l’individuo disturbandone la
coordinazione fra mente e corpo.
Sebbene preveda l’apprendimento di tecniche di “difesa”, uno degli
obiettivi che la pratica del ki aikidō si pone, specialmente per i giovani, è di
scoraggiare l’aggressività verso il prossimo. Il ki aikidō,
infatti, non è una pratica agonistico-sportiva, non prevede né calci né
pugni e non contempla i concetti di vittoria e di sconfitta, di
nemico
o di avversario. Il ki aikidō mostra una via alternativa alla violenza, sia essa
eterolesiva o autolesiva, e una visione della sconfitta
e della vittoria inedita per molte persone. Il combattimento è considerato una sconfitta;
rifiutarlo significa rispettare il valore della vita, la propria come quella
altrui. Nell’aikidō non ci sono combattimenti, quindi non esistono
né attacco né difesa. Attacco e difesa sono mossi da una matrice comune
violenta che la filosofia dell’aikidō cerca di superare per sviluppare un concetto
differente: le tecniche dell’aikidō e, soprattutto, la sua filosofia di pace mirano
a creare una situazione che scoraggi la possibilità che un attacco venga
lanciato.
Le tecniche che si
apprendono sono un semplice strumento per guidare il compagno, per muovere il
suo corpo muovendo la sua mente e per fare insieme qualche cosa di piacevole
per entrambi.
Il ki aikidō è un’arte particolarmente formativa sia sul
piano fisico sia su quello psicologico. Infatti, oltre a essere un ottimo
esercizio per migliorare la coordinazione motoria, la respirazione, sviluppare
l’apparato muscolo-scheletrico in modo armonico, la sua pratica mostra la via per
un corretto rapporto tra sé e gli altri e stimola la consapevolezza delle
proprie capacità psicofisiche. I giovani più “vivaci” vedranno guidate le loro
energie e moderata la loro esuberanza, e i soggetti più introversi potranno accresceranno
la loro sicurezza e la loro autostima; il tutto senza incoraggiare la
competitività,
ma stimolando, al contrario, una socialità basata sul rispetto per l’altro e
per se stessi.
L’insegnamento
delle tecniche avviene assieme a quello dei già citati “principi del ki”, oltre che a quello delle tecniche
di respirazione. In sintesi, si tratta dell’apprendimento di strumenti per un
uso consapevole della propria mente e per la comprensione del proprio
potenziale interiore. Agire con volontà e chiarezza nel perseguimento di un
obiettivo è un insegnamento di cui chiunque, tanto più un giovane in età
scolare, può fruire per ottenere i propri piccoli ma importanti successi,
affrontando le fasi più difficili della crescita senza l’ansia generata dal
confronto con i pari o la paura per la propria presunta inadeguatezza al
sociale.
Conclusioni
Sotto
il profilo didattico, in qualità di istruttore responsabile e coordinatore del
progetto “ki aikido giovani”, sarà mia cura condurre l’insegnamento con
dedizione e attenzione costante alle finalità formative sopra esposte, nonché ai
principi ispiratori di questa arte così ricca di preziosi contenuti.
M° Giuseppe Golin
Etichette:ki-aikido, Ueshiba, Tohei, Yoshigasaki,
aikido ki-aikido arti marziali Ueshiba Morihei Giappone scuole aikido coordinazione mente/corpo
venerdì 6 settembre 2013
Iscriviti a:
Commenti (Atom)


